Storia di Vita

30.08.2012 09:05

 

Verso il 1700 gli abitanti della piccola Rue de Hirondille, a Parigi, spiano stupefatti le strane abitudini di un loro inquilino. Da qualche anno "mastro Dumas" è diventato improvvisamente ricchissimo, e ha smesso di frequentare la Chiesa. La sua vita è un mistero anche per sua moglie, visto che passa la giornata chiuso in soffitta, dove ha allestito una specie di laboratorio. E c'è dell'altro: tutti i venerdì verso le tre del pomeriggio un orribile omino nero arriva su un vecchio ronzino a fargli visita. L'uomo lega la povera bestia che ha sulla groppa una ferita ripugnante, davanti alla casa di mastro Dumas, e sale direttamente nel laboratorio.



Nessuno sa chi sia nè soprattutto cosa venga a fare.



Il 31 dicembre 1700 l'omino si presenta più presto: sono le dieci del mattino quando si arrampica sul solaio. Riparte verso mezzogiorno. Alle cinque del pomeriggio la moglie di mastro Dumas, preoccupata di non sentire più rumori dal solaio, sale, chiama, bussa, e infine fa forzare la porta del laboratorio.
Ma la stanza è vuota: Mastro Dumas si è volatilizzato.
La polizia fa frugare da cima a fondo l'abitazione: invano. Naturalmente la notizia si diffonde per tutta la città, e arriva anche alla corte dove il marchese di Villeret racconta il fatto a Luigi XV, allora poco più che un bambino, che ne rimase molto colpito.

Cinquantotto anni dopo uno strano gentiluomo attira tutti gli sguardi alla corte di Francia. Si fa chiamare conte di Saint Germain, ma il suo vero nome è ignoto.
D'altra parte, è mai possibile che abbia un nome all'anagrafe un uomo che sostiene di essere immortale e dimostra di avere doti straordinarie come quella della chiaroveggenza?

Quanto alla sua immortalità, ne abbiamo una conferma dal racconto della vecchia contessa di di Vergy. La prima volta che era stato annunciato il nome del conte alla corte di Luigi XV la contessa nel vederlo era rimasta molto sorpresa: si ricordava molto bene di averlo incontrato una cinquantina d'anni prima a Venezia dove suo marito, il conte di Vergy, si era recato in qualità di ambasciatore. E ora, dopo mezzo secolo, se lo ritrovava davanti immutato nel volto e nel comportamento. Subito gli aveva chiesto se la persona conosciuta a Venezia fosse il padre di Saint Germain, ma il conte le aveva risposto che a Venezia c'era lui in persona, e che si ricordava di lei. Aveva rievocato infatti piccoli particolari che non avrebbe potuto conoscere da altri: La contessa stupefatta aveva osservato: "Ma allora dovreste avere almeno cent'anni...", e lui: "non è impossibile, signora; io sono forse più vecchio di quanto non sembri".

 

"Al pari di Prometeo,

egli rubò il fuoco

per cui il Mondo esiste e tutto respira,

La Natura al suo comando

obbedisce e si muove:

Se non è dio egli stesso,

un dio possente l'ispira."

 

 

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